La scheda di Geadi raccoglie nello stesso oggetto i dati dell’intervento, la localizzazione, le informazioni archeologiche e gli allegati. La documentazione nasce quindi già strutturata e collegata al progetto.
Ogni lavorazione di un progetto ha la sua scheda, e il tipo di lavorazione decide quali sezioni compaiono: chi compila trova solo i campi che servono a quell’intervento. La scheda si apre dentro il progetto, dal browser, mentre il lavoro procede, e resta nello stesso ambiente in cui la direzione la ritroverà. Quello che la rende utile oltre la singola compilazione sta in quattro scelte: cosa registra, come tiene uniformi dati raccolti da persone diverse, come tratta gli interventi senza rinvenimenti e dove mette gli allegati.
Responsabile e compilatore, data, comune e località, riferimenti catastali, tratta o areale, dimensioni, orientamento, esito e presenza di strutture possono essere registrati nella scheda dell’intervento. Dove previsto, si aggiungono dati stratigrafici, cronologia, materiali, fotografie, sezioni e documenti.
Campi strutturati e vocabolari condivisi riducono le differenze tra schede compilate da persone diverse. Questo rende più semplice la revisione durante il progetto e la consultazione dell’archivio nel tempo.
Anche gli interventi senza evidenze archeologiche restano documentati all’interno del progetto, con la loro localizzazione e le informazioni necessarie. Il valore operativo è evitare un percorso separato per una parte molto frequente delle assistenze in corso d’opera.
Fotografie, sezioni e documenti restano associati alla scheda cui appartengono, invece di vivere in cartelle parallele che devono essere riallineate in seguito.
Una volta compilata, la scheda entra nel processo di revisione e alimenta cartografia, archivio e output. La pagina di dettaglio non è quindi un modulo isolato: è l’unità informativa del progetto.